Breve cronistoria delle candidature alle Regionali 2019

 

Risale al mese di settembre il primo momento di riunificazione del centro destra dopo la spaccatura nazionale, quando per il 15 veniva organizzata dalla Lega una manifestazione in Piazza Unione nei pressi della sede pescarese della Regione: prima di allora l’onorevole Bellachioma della Lega aveva paventato, per la Lega, la possibilità di correre da sola e non in coalizione.

 

La partita delle regionali in realtà si giocava sui tavoli romani, riguardava contemporaneamente varie regioni e si intrecciava anche con altri passaggi relativi ad alcune importanti decisioni del Governo centrale.

 

Nel fronte centrosinistra scalpitava per la candidatura il sindaco di Francavilla, nonostante le voci insistenti che circolavano sin dai primi di ottobre, per le quali il partito gli avrebbe preferito Giovanni Legnini, soprattutto se il centrodestra non avesse individuato una figura vincente almeno sulla carta.

 

Problema rilevante, e sollevato da diversi sindaci soprattutto dei comuni montani, è stata la data del voto fissata al 10 febbraio: la possibilità del verificarsi di importanti nevicate nel mese di gennaio e nei primi giorni del mese di febbraio è un rischio di cui i partiti sono al corrente, che li costringe a fare l’intera campagna elettorale al coperto e con costi maggiori, ed è una decisione che pesa soprattutto sulle casse regionali, visto che dalla riunificazione con le Europee di maggio si sarebbero risparmiati almeno 6 milioni di euro.

Spesa a cui non hanno voluto rinunciare neanche i 5 stelle.

 

Con le Regionarie a cui hanno sottoposto la selezione dei candidati Presidente e Consiglieri, i 5 stelle sono stati i primi a presentare la candidatura di Sara Marcozzi, con votazioni che per diversi giorni hanno dato luogo a contestazioni su problemi formali.

 

Già dal mese di settembre l’ex parlamentare Fabrizio Di Stefano presentava un suo articolato programma di lavoro, auspicando di essere scelto dai vertici quale candidato federativo dell’area di centrodestra. Tra i punti indicava una riforma sostanziale del sistema sanitario, il recupero dell’identità abruzzese mediante un adeguato sviluppo dell’agricoltura, oltre ad un vero e proprio Piano Marshall per la viabilità interna.

 

La dicitura “piano Marshall” deve essere piaciuta ai 5 stelle che l’hanno riproposta a fine dicembre per presentare un  “piano Marshall sull’occupazione”. Non è stato solo il replay dei 5 stelle verso Di Stefano: l’ex parlamentare aveva lanciato la propria campagna elettorale con il logo “305 comuni”, e la Marcozzi ha recentemente presentato il giro sul territorio dei suoi candidati, con il noleggio di 28 autovetture, per arrivare “nei 305 Comuni”.

 

Per il centrodestra, nel frattempo, durante i mesi di ottobre e novembre c’è stata la rincorsa ad una serie di nomi, che hanno avuto veti e controveti: la scelta del nome è stata così affidata a Fratelli d’Italia, fissando come unico punto fermo il criterio da adottare, ossia un nome condiviso con gli alleati.

 

Giandonato Morra, già sconfitto a Teramo, Massimiliano Foschi, proveniente dalla società civile, Michele Russo, con una sorella nella giunta di centrosinistra a Francavilla, sono stati alcuni tra i nomi che hanno tenuto banco prima che il centrodestra convergesse sul nome di Marsilio, senatore di origini abruzzesi, residente a Roma ed eletto in quota Fratelli d’Italia. E’ lui la risposta del centro destra al malgoverno del centro sinistra degli ultimi anni.

 

Sul fronte centrodestra ha provato ad inserirsi anche Donato Di Matteo, già componente della Giunta D’Alfonso, solo alla fine della legislatura staccatosi formalmente dall’ex Governatore, ma l’approccio è stato respinto dalla Lega, che ha imposto il veto, oltre che a lui, anche ad esponenti storicamente vicini al centro sinistra inseriti nella lista Udc-Democrazia Cristiana: i risvolti di questa diatriba verranno valutati nei prossimi giorni.

 

Con la presenza e l’incoraggiamento dell'ex Presidente del Consiglio Gentiloni (a Pescara per la presentazione di un libro), Legnini si candida tentando disperatamente di recuperare il terreno perduto dal suo Partito Democratico, anche per annullare la débacle delle elezioni politiche 2018 sulle quali molto ha influito la gestione D’Alfonso, che ha lasciato la regione con i peggiori record negativi degli ultimi 20 anni.

 

Subordinando la discesa in campo alla realizzazione di una squadra inclusiva con numerosissime liste, alla fine Legnini sfodera tra i candidati esattamente le stesse persone che hanno composto la Giunta Regionale di D’Alfonso.

 

All'inizio dell'anno Fabrizio Di Stefano annuncia il ritiro della sua candidatura, lasciando libere le persone della sua squadra di fare scelte ed orientamenti verso qualunque direzione politica.

 

Faliani (Casapound), Legnini (Pd e centrosinistra), Marsilio (Fratelli d'Italia e centrodestra) e Marcozzi (5 stelle) sono pronti per partire.

 

 

 

 

 

 

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