Abruzzo 2019: i programmi necessari

 

 

A pochi giorni dal voto ben poche sono le informazioni (almeno sintetiche) disponibili sui programmi dei candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo.

 

Il nostro territorio negli ultimi anni è stato portato alle soglie di una grave crisi economica, e presenta tutti i principali indici economici in negativo: dall’occupazione, al tasso di sviluppo. Se l’Italia stenta a riprendersi rispetto alle altre nazioni europee dopo la crisi del 2008, l’Abruzzo è una tra le Regioni rimaste più indietro rispetto alle altre.

 

La gestione D’Alfonso, per quanto avesse comunicato attivismo quale “Regione del fare”, ha lasciato brancolare la nostra terra nei suoi problemi, nonostante roboanti promesse.

 

Gli annunci social non sono ovviamente serviti a portare l’Abruzzo su un terreno diverso: sono rimasti, semplicemente, annunci.

 

Dai candidati ci si aspettano concrete indicazioni su:

-edilizia scolastica, edilizia residenziale e recupero di aree,

-piani di manutenzione su infrastrutture stradali in troppi casi ridotte a colabrodo,

-sviluppo delle connessioni tra costa e aree interne, per una regione che troppo spesso è cresciuta (laddove è cresciuta) a due velocità,

-il nuovo impulso da dare alla ricostruzione delle aree terremotate dell’aquilano e del teramano,

-lo sviluppo turistico fermo ormai da anni,

-la costruzione dei depuratori che tanto condizionano la vivibilità del mare abruzzese,

-il sostegno delle imprese e la redazione di un piano di sviluppo competitivo,

-il risanamento delle aree a rischio idrogeologico,

-il potenziamento della ferrovia Pescara - Roma,

-la soluzione del drammatico problema sanitario delle liste d’attesa (a proposito, la ex Ministra della salute  Lorenzin, ha parlato di “riscossa dei normali” riferendosi alle liste a supporto di Legnini: davvero preoccupante questo posizionamento sulla normalità visto come è stata ridotta la sanità abruzzese).

 

Soprattutto c’è da auspicarsi che il nuovo Governatore sia in grado di “aprire le porte romane” per la realizzazione di interventi in tempi rapidi e con fondi sostanziosi: l’unica cosa che questa Regione non può permettersi è quella di avere un Presidente distante dalle politiche del Governo centrale.

 

Sarebbe la morte dell’Abruzzo.

E speriamo che i cittadini facciano questa considerazione.

 

 

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