OCCHIO ALLA “PENNA…”

Siamo in prossimità delle elezioni regionali ed europee e come sempre stiamo assistendo al solito squallido teatrino, i cui attori sono per la maggior parte sempre gli stessi: in qualche caso abbiamo i “figli di”, poi c'è qualche faccia nuova ma il quadro generale resta desolante. Quasi tutti i soggetti politici ricorrono ai soliti sistemi, la denigrazione degli avversari (anche gli insulti), le battaglie a chi la spara più grossa: nulla è cambiato. Ciò mi lascia supporre che la considerazione che il politico ha del corpo elettorale continua ad essere molto bassa. La tattica è sempre la stessa dunque, poiché il politico in genere è tutto fuorché stupido, devo dedurre che il popolo o è molto disattento oppure è forse un po’ troppo superficiale nei giudizi, oppure ancora è stanco e non ha più voglia di entrare nel merito delle questioni. Tuttavia voglio sperare di sbagliarmi, che sia solo una questione di sfiducia generale nella politica. Discorso a parte meritano gli immancabili tirapiedi che seguitano ad alimentare il sistema delle clientele, per loro la politica è e sarà sempre un dare e ricevere, inutile aspettarsi una presa di coscienza da parte loro.

L'elettore sfiduciato può invece decidere di cambiare le cose, può scaricare una volta per tutte questi ridicoli personaggi da anni in sella, smettendo di votare per l'amico, per il segnalato o per il proprio partito senza una valutazione critica delle proposte e delle persone che vengono candidate.

Cambiare significa votare per quella persona e/o quel gruppo politico che si ritiene essere stato coerente con le proprie idee ed il proprio mandato, per quelli che non hanno cambiato casacca ad ogni tornata elettorale, che hanno preso una posizione chiara sulle questioni e non fatto finta solo per dare il solito colpo al cerchio ed alla botte insieme. Votare per chi ha alle spalle una storia lavorativa, di impegno civico e non certo per i carrieristi della politica che ieri facevano il sindaco, oggi si candidano alla regione ma in realtà già pensano a domani quando cercheranno di entrare in Parlamento, perché per loro la politica è una corsa a tappe e del bene comune molto probabilmente se ne infischiano.

Il cambiamento comincia dalla base, sono gli elettori che devono costringere la classe politica a rinnovarsi e non viceversa. Il problema è capire se i cittadini vogliono veramente il cambiamento, questo purtroppo finora non è mai avvenuto, o quantomeno tale istanza non è stata affidata ad interpreti capaci e realmente animati da buone intenzioni. Se l'elettore avesse veramente voluto un nuovo scenario politico non avremmo avuto negli anni la rielezione di quei personaggi che avevano miseramente fallito, o di quei tanti voltagabbana che con il salto della quaglia si sono fatti beffa degli elettori (i quali in seguito hanno appunto ringraziato confermando il voto). Ma il cittadino oltre a volere il cambiamento, deve essere pronto a recepirlo lui stesso, altrimenti è inutile votare il “nuovo” se si continua a pensare alla vecchia maniera.

Rocco Storto

 

 

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